Censimento dei nidi di rondine & CO.

Le rondini sono probabilmente gli uccelli selvatici più conosciuti e amati. A marzo il loro ritorno nei nostri cieli ci annuncia la primavera, si diceva anche  che portasse fortuna quando una rondine faceva il nido sotto il vostro tetto.
I voli delle rondini si vedevano ovunque e facevano da contorno alle nostre attività all’aria aperta.

nido di rondine

Adesso però le cose sono cambiate e anche questi animali stanno diventando sempre meno numerosi. La popolazione Italiana di rondini è diminuita del 50% in meno di 50 anni e se si prende in considerazione solo la PianuraPadanala la situazione si fa drammatica.

Questo calo è dovuto principalmente alle mutate condizioni della nostra agricoltura che ha eliminato alberi, siepi e soprattutto i prati che fornivano alle rondini i terreni di caccia preferiti. L’uso massiccio dei pesticidi elimina gli insetti di cui si nutrono. La ristrutturazione degli edifici priva questi uccelli dei luoghi adatti alla nidificazione. Ci sono poi i problemi legati ai loro luoghi di svernamento in Africa con la desertificazione di territori sempre più ampi e l’utilizzo di pesticidi a forte impatto sulla catena alimentare.

RONDINE

In realtà spesso noi confondiamo tra di loro i diversi tipi di rondini presenti nei nostri cieli, infatti in provincia di Verona sono presenti e nidificanti sei specie di uccelli che solo l’osservazione superficiale non ci permette di distinguere più dettagliatamente.

Rondine (Hirundo rustica), balestruccio (Delichon urbicum), rondine montana  (Ptyonoprogne rupestris)  e topino (Riparia riparia) appartengono alla famiglia Hirundinidaeche fa parte del grande ordine dei passeriformi. Invece rondone (Apus apus) e rondone maggiore (Apus melba) appartengono all’ordine degli apodiformi.

BALESTRUCCIO

La rondine vera e propria è un uccello che preferisce cacciare e nidificare nelle zone agricole, e si è visto che il loro numero aumenta sensibilmente dove le colture sono diversificate e con la prevalenza dei prati da sfalcio. La rondine fa il nido all’interno degli edifici; un tempo si trovava in quasi tutte le stalle dove trovava le condizioni ideali per la cova e l’allevamento dei pulcini.

nido di balestruccio

Il simpatico uccellino che fa il nido sotto la gronda dei tetti non è invece una vera rondine, il suo nome è balestruccio ed è la rondinella dei centri abitati. Si può distinguere dalla rondine vera e propria sia per le differenze anatomiche che per il suo nido.

Attorno alle vecchie torri e, in particolare, al duomo

RONDONI

di Villafranca, è facile vedere i rondoni comuni che, nelle sere d’estate, volano a stormi garrendo nell’aria. I rondoni sono uccelli straordinari fatti per il volo, infatti si posano solo per deporre le uova e allevare i piccoli nei nidi costruiti nei buchi dei vecchi muri.

RONDINE MONTANA

Le altre tre specie sono meno comuni di quelle descritte finora ma con un po’ di attenzione non è difficile incontrarle anche nella nostra provincia.

La rondine montana nidifica lungo l’Adige sotto i ponti o sulle pareti rocciose, anche in quota. È l’unica tra le sei specie che sverna qui da noi ed è possibile osservarla sul Lago di Garda e in città.

topini davanti ai loro nidi

Il topinoè una piccola rondine che nidifica scavando buchi orizzontali nelle scarpate dei fiumi ma anche in cumuli di terriccio artificiali. È presente in vari zone della nostra pianura.

Il rondone maggiore nidifica solo sulle pareti rocciose in alcune zone ristrette del Monte Baldo e della Lessinia.

RONDONE MAGGIORE

Vogliamo vedere quanti nidi di questi animali ci sono ancora nelle nostre zone perché la loro presenza è collegata ad un ambiente che conserva una certa naturalità e il loro numero cala in funzione del grado di inquinamento. Sapere quante rondini ci sono ci permetterà di fare confronti con altre zone d’Italia e d’Europa dove sono stati fatti studi approfonditi.Purtroppo, per le nostre zone, non ci sono dati raccolti in anni precedenti (se invece qualcuno conosce qualche altra ricerca ce lo faccia sapere), ma gli elementi raccolti adesso potranno fornire una base per il futuro.

Tutti possono partecipare a questa iniziativa e qualsiasi tipo di segnalazione sarà gradito. I dati, pochi o tanti, potranno essere raccolti in qualsiasi zona della provincia di Verona e trasmessi a noi di volta in volta oppure tutti insieme alla fine della stagione.

Per l’inoltro delle schede in formato digitale inviare a: labora@wwf.it.

La pagina da dove  scaricare i materiali utili al censimento si trova QUI

 

 

Villafranca di Verona aderisce a l’Ora della terra

Sabato 31 marzo 2012  – L’Ora della terra

Villafranca di Verona aderisce all’iniziativa del WWF Italia

Luci spente al Castello Scaligero dalle 20.30 alle 21.30

Sabato 31 Marzo dalle ore 20,30 alle ore 21,30, torna L’Ora della Terra (hearth hour).  E’ il grande evento globale WWF per il clima che, prendendo spunto dal gesto simbolico di spegnere le luci di monumenti e luoghi simbolo, coinvolge cittadini, istituzioni e imprese in azioni concrete per dare al mondo un futuro sostenibile e vincere la sfida del cambiamento climatico.

Dopo la prima edizione 2007, che ha coinvolto la sola città di Sidney, l’iniziativa si è diffusa in ogni angolo del pianeta e nel 2011 è letteralmente esplosa, complice il tam-tam su web e social media, coinvolgendo quasi 1,8 miliardi di persone, 5200 città e centinaia di imprese e organizzazioni in 135 Nazioni, monumenti simbolo come Piazza Navona, il Colosseo, il Duomo di Milano, ma anche la Tour Eiffel, il Cristo Redentore di Rio, il Castello di Edimburgo, la ruota panoramica di Londra (London Eye), il Ponte sul Bosforo, le avveniristiche Kuwait Towers, le Cascate Victoria e il grattacielo più alto di Pechino, coinvolgendo comuni cittadini, testimonial, istituzioni e imprese a intraprendere azioni concrete per ridurre la propria impronta sul pianeta.

La città di Villafranca di Verona aderisce all’iniziativa con lo spegnimento dei fari che illuminano il Castello di Villafranca dalle ore 20,30 alle ore 21,30.

Cosa può fare il cittadino per dare un contributo a questa iniziativa:

  • Spegnere le luci di casa non proprio necessarie e prestare maggiore attenzione ai consumi energetici è già un ottimo inizio
  • dirlo in famiglia, agli amici, ai compagni di lavoro
  • diventare fan di Earth Hour 2012 su facebook (Earth Hour Fan Page)
  • Visitare il sito http://www.wwf.it/oradellaterra
  • Misurare la propria impronta ecologica e quanta anidride carbonica c’è nella propria spesa ( vedi http://www.improntawwf.it) e migliorare dove possibile le proprie azioni

 

Il verde urbano

 

Il problema dei cambiamenti climatici è diventato oramai cruciale a livello globale e necessita di strategie che agiscano sia sulle cause, attraverso la riduzione dei gas serra presenti in atmosfera, sia sugli effetti, pianificando interventi di adattamento.
Nelle città, in particolare, le conseguenze sono sempre più evidenti a causa del surriscaldamento dell’aria e della presenza di polveri e inquinanti prodotti dal traffico, dal riscaldamento e dai processi industriali che incidono sulla qualità dell’aria. Tra i principali parametri per valutare la qualità della vita nei centri abitati vi sono la qualità e l’ampiezza degli spazi verdi fruibili dai cittadini.
Il verde urbano – alberi ed arbusti, giardini, tappeti erbosi e quanto altro costituito da materiale vegetale vivo – oltre ad assorbire anidride carbonica ed a depurare l’aria, esercita una serie di altre importanti funzioni di pubblica utilità, anche per aspetti che un tempo erano trascurati.
Al verde urbano oramai vengono unanimemente riconosciute tutte le seguenti funzioni:

  1. Funzioni climatiche in quanto contribuisce al controllo di temperatura ed umidità, con una sorta di effetto di condizionamento naturale dell’aria;
  2. Funzioni psicologiche e sanitarie specialmente importanti nei quartieri residenziali per l’effetto prodotto dalla vista riposante di un’area verde ben curata che rende più gradevole la permanenza;
  3. Funzioni difensive da polveri e rumori e da eccesso di insolazione in particolare per la presenza lungo le strade di alberature, siepi ed aiuole;
  4. Funzioni ricreative e sociali per la presenza di parchi, giardini, viali e piazze alberate dotate di arredo che soddisfano le esigenze ricreative e sociali delle diverse fasce di età;
  5. Funzioni ecologiche e naturalistiche in quanto le aree verdi si propongono anche come oasi di naturalità inserite in un contesto urbano altrimenti arido;
  6. Funzioni paesaggistiche ed estetiche innegabili e documentate da secoli, specialmente nei giardini storici e nei parchi urbani, nei quali gli esemplari vegetali di maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri monumenti naturali;
  7. Funzioni culturali e didattiche in quanto la presenza del verde può favorire la conoscenza della botanica e più in generale delle scienze naturali e dell’ambiente;
  8. Funzioni protettive poiché il verde può fornire un importante effetto di tutela del territorio in aree degradate o sensibili come, ad esempio, gli argini di fiumi, le scarpate e le zone con pericolo di frana.

E’ opportuno essere consapevoli che ogni area verde non può contenere in sé tutte queste funzioni ma certamente l’insieme degli spazi verdi di una città le può esprimere tutte, purché tali spazi siano considerati non come semplici elementi isolati da trattare singolarmente, ma come parti essenziali di un complessivo Sistema del Verde Urbano integrato negli obiettivi della pianificazione urbanistica.
Poiché gli spazi verdi devono essere quantificati, nella loro ampiezza e nel numero di piante ed arbusti presenti, ma anche e soprattutto qualificati, sia per le tipologie di specie botaniche ospitate e sia per la qualità della manutenzione prestata, sarebbe opportuno affidare ad una persona competente (agronomo/botanico/tecnico forestale) l’incarico di sovrintendere alla gestione del patrimonio Verde Pubblico, attraverso qualche forma di collaborazione stabile.
Affiancando ai tradizionali strumenti urbanistici anche un Piano del Verde Urbano, ovvero un documento programmatico di gestione degli spazi verdi, è possibile recuperare al completo esercizio delle funzioni sopra citate tutte le aree disponibili, anche quelle di solito meno rispettate e meno considerate, come ad esempio le alberature, le siepi e le aiuole lungo le strade, i parcheggi e le aree marginali e più piccole, altrimenti abbandonate al degrado.

 WWF SudOvest Veronese

La confusione dei ruoli

Comunicato stampa

E’ apparso in questi giorni un breve trafiletto sul giornale locale “Target Notizie” con il titolo “Basterebbe poco per sistemare tutto”, nel quale si invitano gli “ambientalisti” a dedicare le proprie attenzioni all’evidente degrado ben visibile lungo le sponde e nell’alveo del fiume Tione con tutti quei rifiuti di ogni genere gettati indiscriminatamente.

Questo breve scritto posizionato nella medesima pagina di un articolo dal titolo “Un Tione da ripulire”, corredato con eloquenti fotografie di rifiuti abbandonati lungo il Tione, lascia alquanto meravigliati, poiché sembra ignorare che è primaria responsabilità istituzionale dell’amministrazione comunale provvedere alla tutela dell’ambiente, alla raccolta e smaltimento dei rifiuti, alla prevenzione ed alla vigilanza rispetto gli scarichi abusivi e così via.

Le associazioni ambientaliste non hanno la competenza istituzionale, né gli strumenti organizzativi ed economici, né l’autorizzazione ad operare autonomamente in materia di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Anzi tutte le attività in questo ambito sono giustamente considerate molto delicate e le responsabilità competono all’ente pubblico.

Dopo questa opportuna premessa ricordiamo che da decenni ormai le associazioni degli “ambientalisti”, anche villafranchesi, sono impegnate nel “ruolo” di promotori di una cultura che valorizzi l’ambiente, che ne sia più rispettosa, che favorisca un uso sostenibile delle risorse naturali e che sostanzialmente contribuisca a migliorare la qualità della vita.

Le medesime associazioni villafranchesi hanno più volte interagito con le amministrazioni comunali per segnalare la gravità del fenomeno degli abbandoni di rifiuti lungo il Tione, così come in altre parti del territorio, sollecitando l’adozione di misure di prevenzione e di vigilanza. Nello stesso tempo è sempre stata dichiarata la disponibilità a collaborare con la pubblica amministrazione nell’opera di sensibilizzazione in materia.

Tanto è vero che quando nel passato sono state organizzate dall’amministrazione comunale straordinarie operazioni di pulizia con l’intento di sensibilizzare la cittadinanza e di coinvolgere le scuole di vario grado, le associazioni ambientaliste hanno sempre partecipato attivamente impegnando i propri volontari. E così sarà anche per il futuro.

Invitiamo l’Amministrazione Comunale a riprendere iniziative di questo genere che da parecchi anni non si realizzano più, cercando il coinvolgimento del mondo della scuola, delle associazioni e della cittadinanza tutta, con la collaborazione della stampa locale e con l’adozione di migliori misure di prevenzione e vigilanza sul territorio.

Tornando all’articolo sopra citato, vogliamo chiarire che il termine “ambientalista” non è un’etichetta grazie alla quale attribuire responsabilità e compiti in questo ambito a chi manifesta un particolare interesse ed impegno verso la tutela dell’ambiente, esonerando invece da tali responsabilità e compiti coloro che non si dichiarano ambientalisti. E’ compito infatti di tutti i cittadini prestare attenzione all’ambiente che ci circonda, è compito di tutti i cittadini segnalare la presenza di scarichi abusivi e di situazioni di degrado.

E’ compito invece dell’amministrazione comunale provvedere alla pulizia ed alla rimozione del degrado, magari ricercando il coinvolgimento della cittadinanza e delle associazioni in attività educative e di promozione di un maggiore senso civico.

Villafranca di Verona, 17 febbraio 2012

AVSA
Il Trifoglio
Villafranca

Circolo Il Riccio
Legambiente
Dossobuono


WWF SudOvest Veronese
Villafranca

Monte Mamaor e Monte Vento: polmone verde o colata di cemento?

INCONTRO PUBBLICO

Il Gruppo Etico Territoriale
“El morar”
di Valeggio

organizza

VENERDÌ 13 GENNAIO 2012 ore 20.45


presso la Sala Conferenze della Casa di Riposo “G.Toffoli” Via Roma, 9 Valeggio sul Mincio

Monte Mamaor e Monte Vento: polmone verde o colata di cemento?

Il Parco Naturale di Interesse Locale può essere una strada per tutelare e valorizzare i monti Mamaor e Vento. Durante la serata cercheremo di capire le ragioni di questa proposta.

Interverranno:

  • Fabrizio Gagliardi – Gruppo Etico Territoriale “El morar”

I perchè di un Parco Naturale di Interesse Naturale per Monte Mamaor e Monte Vento

  • Ernesto Cavallini – Associazione WWF SudOvest Veronese

Le valenze naturalistiche di Monte Mamaor e Monte Vento

  • Emilio Crosato  – Presidente del Comitato “Parco Colline Moreniche del Garda”

L’azione del Comitato per la tutela delle colline moreniche e del Garda

  • Gabriele Lovisetto – Segretario del Comitato “Parco Colline Moreniche del Garda”

L’esperienza del Parco Locale di Interesse Sovracomunale della Valtenesi

  • Roberto Facci - Presidente della Consulta per l’Abiente di San Giovanni Lupatoto

L’esperienza del Parco Naturale Intercomunale di Pontoncello